Storie di Anonimi, Campioni e password in chiaro

Nei giorni scorsi, la parte italiana di Anonymous ha fatto parlare di sè per due scorribande, rispettivamente al Ministero della Difesa e ad uno dei siti dell’Expo 2015.

Photo by Enrique Dans

Nei giorni scorsi, la parte italiana di Anonymous ha fatto parlare di sè per due scorribande, rispettivamente al Ministero della Difesa e ad uno dei siti dell’Expo 2015.

In una loro comunicazione, emerge l’ennesimo caso di software commissionato, in fretta e furia, a incapaci in grado di partorire un portale di ticketing che salva le password degli utenti in chiaro nel database. Come abbiamo visto qualche giorno fa, è veramente semplice cifrare in maniera robusta ed efficace le password di un portale. Persino un neo diplomato ormai sa che le password in chiaro in un database non ci vanno.

Soprassiedo sulle motivazione dietro l’azione. Recentemente Milano è stata devestata, questa volta ahimé nel mondo reale, da terroristi che dietro l’astio contro le multinazionali e le banche hanno piegato le attività di piccoli commercianti e costretto il comune a pagare soldi pubblici, quindi di incolpevoli cittadini, per riparare i danni. Penso solo che se veramente McDonald sia la massima somma dei mali alimentari del mondo, allora sono felice che tutti questi facinorosi mangino e vivano ad impatto zero. Io, nonostante mi impegni, non ce la faccio. Ma stiamo divagando.

Ieri, il quotidiano La Stampa se ne esce con un articolo che, al di là dei toni da cyber fiction, cita due persone coinvolte nelle indagini che sembrerebbero essere gli autori materiali degli attacchi. Il condizionale è obbligo perché, come ormai non accade più in questo paese, si è innocente fino a prova contraria e fino a che un giudice non dice il contrario.

Visto che non conoscevo i due figuri, mi sono messo a cercare in rete se magari erano su LinkedIN o se erano in qualche modo presenti in rete. Dei due, google mi rimanda al sito dell’associazione dei Digital Champions. Combaciano nome, paesino ed età… però potrebbe essere un caso di omonimia tra coetanei in un paese di 1000 anime, potrebbe.

Quello che mi ha spaventato è stato quel 0.0001% di probabilità che invece la risposta sia, “no, non potrebbe essere un caso”. Mi ha spaventato vedere che attraverso questo pastrocchio all’italiana dei campioni digitali, noi facciamo entrare a contatto con la PA, per nobili motivi di awareness, personaggi che non solo possono essere in conflitto di interesse in quanto fornitori di servizi di consulenza ICT, ma potenzialmente persone con diversi valori morali circa la legalità1.

Negli altri paesi, il campione è uno, nominato dal Governo e fa lui il campione digitale. Noi abbiamo inventato la stortura che il campione crea un’associazione e tutti versando la quota possono concorrere alla riffa di fregiarsi, in maniera ingannevole2, del titolo di campioni digitali ed ottenere una strada diretta per parlare con le istituzioni locali che magari senza quel titolo non avrebbero avuto.

Ancora più scandaloso, secondo me, è che i campioni digitali non stiano facendo awareness per indirizzare gli imbarazzanti problemi di sicurezza informatica dei siti istituzionali. Dov’era il digital champion, quando hanno appaltato il sito del ticketing dell Expo con le sue password in chiaro? Dov’era il digital champion quando hanno messo online quel sito senza testarlo?

Quando lo facciamo seriamente? Quando la smettiamo di banfare e pensare solo all’orticello?

Ahimé, credo proprio mai. Mai perché è nella natura dell’uomo, e dell’italiano medio che non brilla per senso civico poi, quella di ricavarsi un orticello per coltivare i propri interessi. Se si tratta di festini, lo chiamiamo conflitto di interessi, se si tratta di altro, lo chiamiamo sensibilizzazione.

Off by one

La cosa che più interessa a noi è che nel 2015 siamo ancora qui a parlare di password in chiaro e siti istituzionali bucabili da chiunque e messi online senza uno straccio di penetration test, firewall applicativo e linea guida di sviluppo sicuro.

Ci lamentiamo dei bassi stipendi dell’ICT italiano, di come il mondo del lavoro all’estero sia migliore ma la realtà è che la massa fa questo mestiere per campare non perché lo ama. Quando fai una cosa per dovere e non per passione la farai male e se fai una cosa male, non sei professionale e se non sei professionale meriti le due noccioline che ti tirano.. Sto parlando della massa ovviamente, non delle eccellenze quelle le abbiamo ovviamente, ma vengono affossate da un rumore di fondo… un brusio che rende cacofonico il sistema ICT Italiano.

Un’accozzaglia di rumori che ci costringe, nel 2015, a parlare di password che non cifrano, siti istituzionali che non stanno integri e campioni che non campionano.

Enjoy… o questa volta, forse no.

  1. sarà ovviamente un caso di omonimia tra coetanei in un paesino sperduto di montagna ovviamente. 

  2. Dico che è una dicitura ingannevole in quanto tecnicamente il Campione Digitale è uno, gli altri sono membri dell’associazione che, guarda tu il caso alle volte, ha lo stesso nome della carica ufficiale. Bel paese l’Italia, no? 

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