La mia formazione: 3-4-3 o 4-3-1-2

Può sembrare autocelebrativo e, avendo una ego decisamente importante, potrebbe anche esserlo, però alla seconda email dove mi viene chiesto quale sia stato il mio percorso formativo mi sono detto che, forse, poteva essere utile scrivere cos’ho fatto per arrivare qui.

Photo by italo losero

Può sembrare autocelebrativo e, avendo una ego decisamente importante, potrebbe anche esserlo, però alla seconda email dove mi viene chiesto quale sia stato il mio percorso formativo mi sono detto che, forse, poteva essere utile scrivere cos’ho fatto per arrivare qui.

Come in molti ho amato il mio Commodore 64 giocando e modificando l’esempio della mongolfiera a zonzo sullo schermo. Poi venne il Pascal alle superiori e giochi immortali come Monkey Island, Day of the Tentacle e Indiana Jones and the fate of Atlantis.

Spippolavo anche a 18 anni? No.

L’Università e quei due corsi che cambiarono tutto

La svolta ci fu il terzo anno di studi universitari. All’epoca dei fatti, 1997, l’Università Statale di Milano per il suo corso di Laurea in Informatica prevedeva un triennio comune ed un biennio di specializzazione. Nel 1997 ebbi la fortuna di incontrare due professori che mi cambiarono completamente la vita.

Il primo fu il professor Gianfranco Prini con il suo corso di Sistemi Operativi. Ricordo il consiglio a comprare il Tanembaum, Modern Operating System in lingua originale. Ricordo il box di 6 CD della Walnut Creek con un paio di distribuzioni Linux ed un po’ di pacchetti extra. Ricordo che la versione del kernel era 2.0 e che il mio vecchio 386 con 4 MB di RAM e 80 MB di harddisk non riusciva a far partire X. Così feci di necessità virtù e iniziari il mio matrimonio con la linea di comando.

Il secondo professore al quale devo molto è stato Giampaolo Rossi ed il suo corso di Architetture 2. Lì comprai il secondo volume che tutti devono avere sul comodino, The TCP/IP Illustrated, vol 1 dello Stevens. Il prof. Rossi ci parlò di Internet o di quello che era all’epoca, ci parlò del networking, ci parlò di socket. Feci la conoscenza delle chiamate di sistema per iniziare una comunicazione tra processi e quando scrissi il mio primo server con il client che lo interrogava, mi sentii potente.

Alla fine del 1997 capii che amavo vim, unix ed il C. Poi venne il professor Danilo Bruschi e mi fece capire che amavo anche la security e con lui feci una tesi leggermente ambiziosa. Sviluppai, insieme ad Aldo, mio compagno di studi che si occupò della parte networking, un modulo per il kernel di linux per impedire che una macchina diventasse un host malevolo in una rete. Una specie di IPS in kernel land.

Il 2000 fu l’anno del laboratorio. Leggevo phrack, BFi, Ondaquadra, scrivevo tanto codice C e ne leggevo ancora di più.

Arrivò la laurea e poi il grande mondo del lavoro

It’s showtime

Una delle cose che ho trovato più utile fare, è stato quello di iniziare a tenere talk. Raccontare le cose che facevo era un modo per affinare ulteriormente la parte tecnica, perché affrontare il botta e risposta col pubblico, se non si è preparati è un suicidio.

Di talk ne ho fatti tanti, ho iniziato a WebbIT nel 2003, sono passato per Smau, per il Festival ICT, il Security Summit e gli eventi Owasp.

Sono andato a parlare anche a Railsberry nel 2013, per la prima volta in una conferenza dedicata agli sviluppatori.

Certificazioni?

No, grazie!

La certificazione è il pezzetto di carta che si ottiene dopo un corso. Non dice come lavoro, non dice la mia forma mentis, non dice nulla di me se non che ho studiato per un esame. Mi dispiace, so che ci sono tanti innamorati delle certificazioni e che non vedono l’ora di aggiungerne una nuova su LinkedIN. Questa però è la mia opinione, così come una laurea non vuol dire che io sappia scrivere in Italiano, e tanti giornalisti coi loro congiuntivi sbagliati ce lo confermano, una certificazione non significa che io sappia condurre un penetration test, che sappia fare una code review, che sappia mettere in piedi un processo di ciclo di vita sicuro del codice.

Il tempo che avrei investito per certificarmi CISP, CISA, CISLP, CIDR, CI$%, l’ho impiegato in maniera più proficua leggendo blog, sviluppando, viaggiando e vedendo fuori nel mondo come affrontano il problema della sicurezza applicativa.

Off by one

Questa è la strada che ho fatto io. Non è detto che funzioni per tutti e non è detto che tutti ci si ritrovano. Qualche chicca però mi sento di consigliare al lettore che passa di qui:

  • studiate. Non è vero che l’Università non serve ad un cazzo. Anche un corso come Informatica Teorica che può sembrare inutile porta qualcosa di utile. Se un giorno dovrete confutare ad un vendor che un tool di code review non è in grado di esaminare con assoluta certezza un codice, lo potete fare grazie a questo.
  • scrivete codice. Tanto. Altrimenti non saprete mai dire ad uno sviluppatore come aggiustare il suo. E farete la figura dei cioccolattai.
  • leggete. Anche cose che non c’entrano nulla con l’informatica. Leggete di matematica, di filosofia, di fisica, di astronomia. Aprite la vostra mente, vi aiuterà quando sarete di fronte ad un problema.
  • viaggiate. Andate a vedere come lavorano fuori dall’Italia, partecipate a conferenze e create un network. Vi tornerà utile.
  • non aspirate a diventare manager in qualche blasonata società di consulenza. A meno ovviamente di barattare l’anima tecnica che è in voi.
  • condividete. Scrivete un blog, parlate delle vostre idee, fatevele smontare. E’ la chiave per capire se sono vincenti o no. E poi più ne parlate più le migliorate.
  • siate curiosi. Ma questo vale sempre nella vita.

Enjoy it!

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