Cos'è un penetration test applicativo web?

Questo post non è rivolto a chi è nel campo della sicurezza applicativa. Magari se sei un pre sales dacci comunque una lettura, se ne sentono troppe di bestiate in giro.

Photo by Thorsten Bonsch

Questo post non è rivolto a chi è nel campo della sicurezza applicativa. Magari se sei un pre sales dacci comunque una lettura, se ne sentono troppe di bestiate in giro.

Spesso, quando parlo a sviluppatori o PM di società di consulenza o di agenzie web, e dico loro che devo fare un wapt sul portale che hanno appena sviluppato per la società per la quale lavoro, perdo un po’ di tempo per descrivere attività che andrò a fare, quale lo scopo, quali gli impatti e quali i deliverable.

Essendo fondamentalmente pigro per certe cose, scrivo un post così al massimo dovrò passare solo un link.

Cos’è un WAPT?

Un penetration test applicativo per un’applicazione web, d’ora in avanti wapt1, è la simulazione di un attacco informatico diretto verso un’applicazione web che stiamo per esporre in rete (Intranet o Internet non è importante).

Il test si può categorizzare grossolanamente in :

  • test whitebox: ho dato le credenziali di un utente non privilegiato sul sistema. Il tester quindi ha accesso all’applicazione fin da subito.
  • test blackbox: non ho dato nulla al tester se non l’URL da testare. Il tester deve guadagnare l’accesso all’applicazione, sia sfruttando la tecnologia (bruteforce sulle credenziali di accesso, bypass del meccanismo di autenticazione, …) sia sfruttando l’ingegneria sociale, chiamando ad esempio l’helpdesk e simulando un utente sbadato che non ricorda più come accedere.

Nel caso di un test whitebox, le credenziali usate per il test sono di tipo non amministrativo in quanto si vuole verificare cosa può fare l’utente comune sulla piattaforma che andremo ad esporre. Si da per scontato che un’utenza amministrativa abbia più privilegi. Se l’applicazione web ha funzionalità disponibili a diversi ruoli, quindi gli utenti sono profilati per gruppi, allora dovrà essere utilizzata un’utenza di test per ciascun gruppo applicativo.

L’attaccante, durante i test, potrà sfruttare anche falle del sistema operativo, del web server, del db server utilizzati dall’applicazione. E’ importante capire che l’applicazione web non è una bolla indipendente ma è calata in un ecosistema che può avere (anzi, ha per certo) delle vulnerabilità che possono mettere in pericolo anche del codice ben scritto.

Quando si deve fare?

Non esiste una regola aurea, l’importante è che:

  • sia testata la configurazione di base che andrà in esercizio (stesso sistema operativo, stesso web server, stesso db server, se in produzione ci sarà un WAF2 allora va testato con lo stesso WAF davanti configurato come in esercizio e così via)
  • sia testata la build che andrà in esercizio. Testare un’applicazione web a metà del suo ciclo di vita è inutile. Se si sviluppa, statisticamente si possono introdurre issue di security. Si possono usare gli UAT3 come periodo per i test visto che il codice dell’applicazione, a meno di modifiche grafiche, non dovrebbe più cambiare.

Cosa va testato?

Durante un WAPT vengono testate sia le vulnerabilità puntuali descritte nell’Owasp Top 10, sia le vulnerabilità logiche dell’applicazione web. Ad esempio viene testato il meccanismo di recovery della password, viene testato il flusso logico dell’applicazione per verificare se posso saltare qualche passaggio nella navigazione.

Il meccanismo di autenticazione, autorizzazione e gestione della sessione è ovviamente quello più stressato durante i test. Il tester deve garantire che un utente non possa accedere a funzionalità e contenuti ai quali il suo ruolo non deve avere accesso, che non può impersonificare altri utenti nel sistema e che quindi sia confinato nella matrice di permessi che chi ha disegnato l’applicazione ha predisposto.

Perché mi serve?

Fare un test di questo genere serve, perché è importante sapere se i dati dei nostri utenti, che per le nostre aziende si traducono in profitti, sono al sicuro da accessi non desiderati.

Pensiamo un secondo… serve testare una nave prima del varo? Serve testare ogni tanto l’impianto anti incendio? Servono testare le procedure di evacuazione? Serve testare la macchina (la famosa revisione biennale)? Sì, vero?!? Allora serve anche testare qualcosa di immateriale come un’applicazione web. Questo perché, anche se immateriale, ha impatti sulla vita reale di chi affida a noi i propri dati.

Mi farai male?

Come nelle punture, il male dipende anche da quanto è bravo chi ha in mano la siringa, così anche in questo caso i danni sono legati alla capacità ed esperienza del tester.

Un tester alle prime armi, che usa un tool automatico e che magari non sa bene come comportarsi e come configurarlo, può rallentare di molto l’applicazione o causare involontariamente un denial of service.

Un tester un minimo capace saprà dosare l’irruenza. In linea di massima quindi la risposta è, no l’applicazione starà in piedi ma potrebbe farti male nel senso che potrebbe evidenziare la presenza di vulnerabilità critiche. Direi che però è meglio che lo rilevi il tester piuttosto che il primo malintenzionato.

Alla fine cosa succede?

Alla fine dei test viene redatto un report con le vulnerabilità riscontrate, degli indicatori di severità e priorità di intervento ed un paragrafo che spiega come mitigare le stesse.

  1. web application penetration test 

  2. un WAF è un web application firewall ovvero un apparato hardware o un modulo software che lavora al livello 7 della pila ISO/OSI e che ha lo scopo di filtrare pattern d’attacco noti (pattern per XSS, per SQL Injection, …) 

  3. gli UAT sono quella fase di test dove viene sottoposta l’applicazione agli utenti finali (un campione di utenti) per verificarne il corretto funzionamento, per capirne l’usabilità. Solitamente è la fase che precede la messa in esercizio. 

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