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Se paghi noccioline attirerai scimmie: storie job posting nell’era delle startup

Questo post nasce da un mio pensiero pubblicato su
Facebook a
proposito della qualità dei job posting nell’era delle startup innovative, o
comunque in un mercato, come quello Italiano, dove stiamo giustificando con la
crisi, il non adeguato compenso offerto a chi fa un lavoro tecnico (tranne a
quegli degli elettrodomestici).

The Italian Job

Solitamente chi scrive un annuncio di lavoro per una posizione da sviluppatore
software commette tre gravi errori, a mio avviso1.

Il primo: non sa cosa cercando. Quando leggi la ricerca di una persona che deve
conoscere, bene, linguaggi di backend come Java, PHP ma anche SQL e poi
ovviamente un po’ di javascript, però sempre bene, e magari sappia anche usare
Photoshop, sappia scrivere un CSS, sappia amministrare un server Linux, non sai
se credere ai tuoi occhi o meno.
Purtroppo devi credere a quello che hai letto. Molti imprenditori
improvvisati
, hanno la loro idea che non ti diranno mai pubblicamente perché
tu gliela puoi rubare, non sanno che per l’implementazione di una web
application hanno bisogno di molte figure professionali. Magari lo sanno e
volutamente cercano “quello che si arrabatta” e che fa un po’ tutto, un po’
affetti dalla sindrome: il sito me lo fa mio cugino che ha letto il libro “HTML
for dummies”.
Uno sviluppatore che sia cross su tutto lo scibile IT, a mio avviso non esiste.
Sì, anche io so scrivere un CSS ma non sono uno sviluppatore frontend. Sì,
anche io so gestire la mia VPS, ma non posso dire che sono un sistemista
senior. Sì, anche io so scrivere una API ma non conosco approfonditamente n
linguaggi di programmazione, soprattutto quando c’è google e stackoverflow.

Il secondo: cercano Messi per farlo giocare nella squadra dell’oratorio e
vogliono pagarlo coi ghiaccioli.
Fateci caso, la maggior parte dei job posting è per persone con almeno un
paio d’anni di esperienza e che conoscano approfonditamente più linguaggi di
progammazione e che magari abbiano già messo in linea delle applicazioni
complesse, come ormai sono i prodotti che una startup innovativa dovrebbe
piazzare sul mercato.
La ricompensa? Non viene quasi mai espressa chiaramente nero su bianco. Se lo
chiedi, insistendo, scopri che la maggior parte cerca un consulente a partita
IVA, un freelance con un budget sul centinaio/ centocinquanta euro al giorno.
Che se sei onesto sono lorde e ci devi pagare le tasse, se non sei onesto…
bhé io, startupper che vorrei essere il nuovo Zuckenberg me ne lavo le mani.
Alcuni, ho letto, offrono anche un contratto a tempo indeterminato… a 1600€
al mese, sempre lorde.
Per carità, i soldi son soldi, ma quelle sono tariffe da junior senza
esperienza.
Chi ha criticato questo mio pensiero ha argomentato dicendo:

  • non hai la mentalità imprenditoriale, stanno cercando un cofounder, un CTO.
  • eh, questo è il mercato italiano

Allora, se cerco un cofounder tecnico che prenda la mia idea (che è stata
condivisa dopo mille NDA) e la tramuti in realtà, col piffero mi dai quei soldi
io voglio almeno la metà della società. La tua idea sarà bellissima, sarà il
nuovo facebook ma senza di me che la implemento, resta un’idea… perché mi
devo accontentare di noccioline?
La maggior parte degli annunci, però, non cerca un CTO. Cerca proprio della
manovalanza a buon mercato parandosi dietro al fatto che loro sono una startup
e non hanno soldi. Sono una startup, non hanno soldi ma sanno benissimo che ci
vuole gente cazzuta per fare un buon prodotto, gente che non possono
permettersi. Quindi le risposte a quei job posting saranno di chi si sa
arrangiare meglio, che implementerà un prodotto che si arrangia e che sul
mercato verrà distrutto. Perché il mercato con cui ti confronti, non è quello
rionale… è Internet e ti confronti con gente che non solo scrive molto più
software dell’itaGLiano medio, ma è anche ben remunerata e incentivata a farlo.

E qui andiamo a parare sul mercato. Purtroppo c’è un sottobosco di freelance
che, pur di sbarcare il lunario ma rimanere freelance e non stare “sotto
padrone”, accettano lavori a tariffe ridicole, uccidendo di fatto il mercato.

Lo vedo nel campo security dove ogni tanto faccio qualche attività da
freelance. Se per un pentest e code review di un portale di medie dimensioni
c’è gente che esce veramente a 100€ al giorno, spacciando al cliente un lavoro
ridicolo, tu come fai a giustificare che in realtà il costo per una cosa fatta
bene è almeno 3 volte tanto? Almeno…

Il terzo errore, commesso nei job posting dei nuovi Zuckenberg è quello di
disegnare uno scenario bucolico e giocoso come quello che si vede nelle società
di software americane di pari dimensione. Prima di tutto si inneggia alla bassa
età media, spesso mettendo anche un limite di età a chi può rispondere
all’annuncio. Pratica questa che almeno in Italia è illegale, e la dice tutto
sulla competenza / onestà di chi l’annuncio lo ha scritto. Si inneggia poi a
benefit di inutilità totale, ma che fanno molto Porky’s: bigliardino, ping
pong, caffé, bibite energetiche, distribute di snack.

Cioè, io non ti posso pagare un granché perché sai, sono una startup e di
soldi non ne ho. Però prima sono andato al discount e ti ho comprato la
merenda e c’è anche qualche giochino così ti sembrerà di non essere mai
uscito dall’Università. Vero che è una figata?

Startup? Tutta fuffa.

Briatore qualche giorno
fa

è intervenuto in Bocconi per parlare ad un evento organizzato da un gruppo di
studenti. Il succo è che fare impresa in Italia è difficile per una serie di
ragioni legate alla burocrazia, al malcostume, all’inefficienza e che è più
sicuro, invece di buttarsi in una startup tecnologica molte delle quali solo
fuffa, tirar su una pizzeria.

Apriti o cielo. Novelli Zuckenberg, toccati nel vivo, e Zelanti Venture
Capitalist, toccati nel portafoglio, hanno tirato su le barricate. Hanno preso
le parole di Briatore e le hanno tolte dal contesto, hanno spacciato che il
messaggio fosse “la startup è solo fuffa” e poi l’hanno rivenduta alla platea
del social network per tirar su consensi.

Bhé, e sticazzi, se non tutte tutte almeno l’80% delle startup innovative sono
un social network declinato in qualche salsa con:

  • un sito copycat da qualche servizio simile
  • un’app per iPhone “e per Android ci stiamo lavorando”
  • perennemente in beta e perennemente incubate.

Gente che ce la fa? Poca, pochissima alla quale va tutto il nostro plauso, ma
veramente poca. Se vuoi fare un po’ di soldi conviene veramente una pizzeria,
non c’è disonore in questo.

E la security?

Cosa c’entra la sicurezza in tutto questo? E’ presto detto.

Immaginate uno scenario dove lo sviluppo viene dato ad una persona junior o
ad un’agenzia con un budget ristretto. Se sia i soldi che le tempistiche per
la sola realizzazione del prodotto da vendere, che è il nocciolo di tutto
questo, sono limitati per non dire ridotti all’osso, secondo voi quanto
spazio ci sarà per la security?

Ironie e briatorismi a parte, la mia sensazione è che molta gente si stia
improvvisando imprenditore per sfuggire da un modello basato sulla consulenza
presso le grandi realtà che ti mettono a fare slide su slide. Da una parte
questo è bello, ma i prodotti che ne escono sono immaturi e non reggono il
confronto con i competitor.

La parte degli incubatori

Ritengo che il ruolo dell’incubatore sia centrale in tutto questo. Oltre a
fornire i mentori per la parte di business development, per la parte
finanziaria e magari fornire capitali in cambio di equity, dovrebbero fornire i
senior developer.

Una startup ha bisogno, per realizzare un prodotto, di gente che abbia visto
tanto codice e ne abbia messo in produzione ancora di più. Non è detto che
questi senior vogliano essere imprenditori loro malgrado, quindi potrebbero non
accettare di essere dei CTO. Dopotutto la startup uno o più senior non se li
può permettere.

Secondo me, tra i servizi offerti dall’incubatore ci deve essere anche il
supporto tecnologico in modo che la startup abbia la forza reale di andare sul
mercato. Il senior a questo punto può decidere in autonomia di proseguire a
supportare la startup, eventualmente con un ruolo più da imprenditore oppure
tornare nell’incubatore per lavorare ad altri progetti analoghi.

L’idea secondo la quale sviluppatori senior freelance debbano per forza di cose
abbracciare il rischio d’impresa fin dal tempo t0 non funziona e la maggior
parte dei team di sviluppo di startup sono guidati da neolaureati che si
marchiano CTO e parlano come se avessero costruito Internet. La startup poi si
tramuta quasi sempre in una web agency e tanti saluti a quello che doveva far
ripartire l’Italia.

Ammetto, per cronaca, che questo mio pensiero è nato da un periodo della mia
vita professionale dove ho sondato la possibilità di essere freelance.

Nel campo dello sviluppo, tutti mi chiedevano di lavorare a tariffe da junior
per un paio di mesi, al massimo sei. Nel campo dell’application security le
cose erano già più mature, nel senso che a parte i casi in cui per 1000€ eri
chiamato a fare un pentest perché c’è in giro gente folle che esce con
tariffe così basse da rendere il nostro lavoro svilente, poi qualcosa girava.

Off by one

Annunci di lavoro così ce ne sono troppi. Troppo spesso si cerca bassa
manovalanza a buon mercato e questo è dannoso sia per la startup che per lo
sviluppatore al quale si ucciderà pian piano morale e passione.

  1. che poi è chiaro che è una mia opinione, è il mio blog dopotutto. 

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